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Volley, schiacciatori in miniatura: tecnica e salto più importanti dei centimetri

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Alto 1.91, Papi è l’azzurro con più medaglie alle Olimpiadi. Il nuovo talento è il giapponese Nishida (1.86)

In uno sport dove l’altezza è una discriminante importante per il successo, si può emergere in ruoli come schiacciatore o opposto se i centimetri non sono una delle principali caratteristiche di un giocatore? La storia della pallavolo dimostra che si può. Samuele Papi ha vinto 4 medaglie olimpiche, 2 mondiali, 3 europei oltre a un argento e un bronzo, nonostante sulla carta d’identità dello schiacciatore ribattezzato “O fenomeno” ci sia scritto 191 centimetri. E che dire di Andrea Anastasi, uno dei primi protagonisti della Generazione dei Fenomeni? L’ex c.t. azzurro, oggi tecnico del Varsavia, da schiacciatore ha vinto un titolo mondiale, un bronzo olimpico oltre a un oro europeo nonostante i suoi 186 centimetri. Inequivocabile il soprannome che i compagni gli hanno riservato: “nano”. Ma anche oggi gli esempi non mancano. A cominciare dal 22enne schiacciatore ravennate Francesco Recine passando per il 21enne opposto giapponese Yuji Nishida, che nel prossimo anno sbarcherà a Vibo Valentia. Il primo è alto 185 centimetri, il secondo 186. Senza dimenticare Yuki Ishikawa, connazionale di Nishida, che, dall’alto dei suoi 191 centimetri è il leader di Milano. «In ogni ruolo c’è una soglia sotto la quale è difficile essere performante ad alto livello – analizza Valerio Baldovin, allenatore proprio della Tonno Callipo Vibo Valentia -. Ma quando si supera questa soglia, credo che poi la differenza la facciano le qualità tecnico coordinative e le qualità di salto di ognuno». Spesso i centimetri di partenza possono quindi ingannare nella valutazione del potenziale di un atleta: «Ad esempio, per uno schiacciatore credo sia meglio essere alto 1,92-1,95 e possedere grandi capacità di salto piuttosto che toccare i 198 centimetri ma non avere elevazione. L’esempio è proprio Ishikawa che ho potuto allenare a Padova (stagione 2019-2020, ndr). Yuki è in possesso di una straordinaria coordinazione».

Prima la tecnica

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È la filosofia del nano in persona Andrea Anastasi, che nella sua lunga militanza nella Plusliga polacca ha acquisito un’esperienza più da manager che da semplice tecnico, e non ha dubbi al proposito: «Soprattutto negli attaccanti ricettori sono le capacità tecniche la prima cosa che guardo. L’opposto è un po’ diverso perché comunque deve essere in grado di sviluppare una certa potenza, così come nel centrale i centimetri sono abbastanza necessari». Anche nella selezione ad alto livello quindi, nonostante tutto, non si va avanti solo a forza di centimetri: «D’altronde nella Nazionale polacca campione del mondo Kubiak – è l’esempio dell’ex c.t. azzurro -, che è una delle colonne e il capitano, è 192 centimetri. E la tendenza anche nella crescita dei giovani, è di curare di più la tecnica, anche nelle nuove generazioni non vedo un’esasperazione del fisico, sono diversi i giocatori “normali”».

Equilibrio

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Nella costruzione di una squadra bisogna comunque fare delle scelte: «L’ideale è abbinare un martello con grandi capacità tecniche a uno più potente ma non sempre è così, anche a prescindere dalle disponibilità economiche, dipende anche dal tipo di gioco che uno riesce a impostare: nello Zaksa che ha battuto la Lube nell’andata dei quarti di Champions, la coppia di martelli formata da Sliwa, altro oro iridato, e Semeniuk rimane sui 192-193 centimetri. E lo Zaksa è una squadra che gioca molto bene. Non dico che l’altezza non serva. Certo se poi hai un Leon che abbina grande tecnica ai 200 centimetri allora sei a posto, ma Leon appunto è un fenomeno e i gradini intermedi sono tanti. In una scala di valori metto sempre prima la tecnica». Una tendenza che vede comunque anche in Italia: «Mi pare che i giovani che stanno arrivando abbiano quelle caratteristiche lì: Francesco Recine è un grande esempio e ha le possibilità di avere un’ottima carriera, me lo auguro. Ma anche Daniele Lavia che si sta affermando in queste ultime due stagioni è in questa linea. È più alto (195 centimetri) ma ha anche grandi capacità tecniche. La tecnica ci vuole, non bastano i centimetri per emergere nella pallavolo».

Centimetri e carattere

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Ne sa qualcosa Samuele Papi, “O fenomeno” per definizione della pallavolo italiana, uno che ha giocato fino a ben oltre i 40 anni nella massima serie proprio grazie alle sue caratteristiche tecniche. L’ex azzurro mette l’accento anche su un altro aspetto: «La pallavolo è uno sport con fondamentali tecnici abbastanza complicati da imparare e mettere in atto quindi sì, il fisico conta, ma non basta – spiega l’attuale dirigente accompagnatore della Nazionale seniores -. Poi è ovvio che un giocatore piccolo deve comunque avere un buon salto e fare la differenza in seconda linea. Diventano spesso i cosiddetti giocatori di equilibrio che compensano l’abbinamento a un attaccante più potente. E continuano a servire perché, se è vero che la potenza dei giocatori fa aumentare la velocità della battuta, è fondamentale anche avere il giocatore in grado di ricevere bene e limitare i danni del servizio avversario. Poi è ovvio che il piccolo non è mai il primo attaccante. Anche quando giocavo, escluso qualche match particolare in cui facevo tanti punti, il numero di palloni da attaccare per me non era mai altissimo, non ero il primo attaccante».

Ma non si corre il rischio, nel crescere i giovani, di privilegiare la ricerca del fisico più delle capacità tecniche? In altre parole non si rischia di liquidare precocemente le potenzialità di un giocatore solo per la sua statura? «Dipende – dice Papi -, in realtà il giocatore più piccolo impara prima il gesto tecnico perché ha meno problemi di coordinazione. Per il gigante i tempi di crescita e assestamento fisico sono sempre più lunghi e laboriosi. Ci vuole un compromesso. Poi il talento aiuta ovviamente perché apprendi più velocemente, spesso anche prima che certi aspetti ti vengano spiegati. Il giocatore di talento impara anche solo guardando gli altri. Poi però ci vuole la fame, quella che ti fa stare in palestra a cercare di migliorare ogni giorno. Per arrivare a certi risultati devi essere pronto a ad alzare l’asticella ogni giorno. Senza questo atteggiamento non vai avanti neanche avendo un grande talento».

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